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220-Quando la Ferrovia Roma Nord era una tramvia-La stazione di piazza della Libertà-viale Lazio-via Angelica-Penetrazione in Roma delle merci

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Ponte Milvio e Campo Parioli ora Villaggio Olimpico, in fondo, sulla destra lo Stadio Flaminio

 

Ferrovia Roma Nord

Quando la Ferrovia Roma Nord era una tramvia

La stazione di Piazza della Libertà-Viale Lazio-Via Angelica-Penetrazione in Roma delle merci trasportate con la tramvia Elettrica (parte terza)

di Gianfranco Lelmi

 

Il 28 aprile del 1906 l’ing. Angelelli, direttore della Società della Tramvia Roma-Civita Castellana, indirizzava una richiesta al Sindaco di Roma affinché si procedesse alle dovute visite e verifiche per autorizzare l’abitabilità dei fabbricati utilizzati per il funzionamento della Tramvia elettrica Roma-Civita Castellana ubicati in Piazza della Libertà, angolo Lungotevere Milvio e via dei Gracchi e l’altro concernente l’Officina elettrica a Tor di Quinto su Viale Lazio.

Il Sindaco di Roma, in data 9 maggio 1906, riceveva richiesta affinché si procedesse alla menzionata verifica ed inoltre affinché si constatasse l’abitabilità del fabbricato costruito recentemente presso l’ippodromo di Tor di Quinto.

L’Ufficio Tecnico del Comune di Roma, in data 15 maggio 1906, rispondeva con lettera che il fabbricato di Piazza della Libertà non “è conforme a quanto richiesto”. Tale manufatto era composto di due parti indipendenti, destinate una a latrina e l’altra ad abitazione. Proseguiva la missiva, “Riguardo alla latrina sarà compito dell’impiegato comunale rilevare gli inconvenienti”.   Per quanto riguarda il fabbricato ad uso stazione composto da 5 ambienti al pianterreno ed uno al piano elevato per regolarizzarlo ad uso abitazione “occorrerà” costruire una latrina, edificare un controsoffitto nella camera ubicata al piano elevato da destinare a camera da letto.

                                       13269295_5670880 Quelli della Ferrovia Roma Nord

Una vettura della tramvia Roma – Civita Castellana

 

A Viale Lazio, la casa per il guardiano veniva ritenuta conforme al tipo approvato nel progetto iniziale, salvo il camerino del cesso che “risponde” in cucina, invece che nella cameretta attigua e all’acquaio che manca. Vi erano solo due camere di 25 mq. abitabili, come viene riportato, solo da due persone. Il direttore della Società asseriva che si sarebbe provveduto alla costruzione di questo acquaio quando si farà il collegamento di smaltimento delle acque al Tevere.

Sempre a Viale Lazio, presso il campo delle corse, l’altro fabbricato ad uso stazione ed abitazione del cantoniere era costituito da camera e cucina al piano terreno elevato e di una camera al primo piano utile per tre persone. Al momento di rilevare gli inconvenienti del fabbricato, veniva notata la mancanza dell’acquario e della latrina. Il direttore della tramvia, assicurava che presto si sarebbe provveduto alla loro costruzione.

In data 12.06.1906 in una nota si legge che, il fabbricato annesso all’officina Elettrica, essendo abitato e quindi non avendo i dovuti permessi per l’abitabilità, veniva elevata una contravvenzione.

Il 28 ottobre del 1906 la Società Anonima della Tramvia Roma Civita Castellana a mezzo della Direzione, indirizzava al direttore dell’Ufficio Tecnico Comunale, ill.mo Ing. Cav. Mario Moretti, una lettera con la quale si sollecitava la riparazione degli apparecchi di lavaggio delle latrine annesse alla stazione di Piazza della Libertà.

La missiva a firma dell’ing. Angelelli (il Direttore) evidenziava il fatto che la riparazione avrebbe dovuta essere effettuata da chi aveva l’esercizio delle latrine stesse, poiché la Società della Tramvia le aveva consegnate in perfetto stato di funzionamento. Inoltre si ricordava che la riparazione veniva effettuata da più giorni a spese della Società.

La risposta non tardava a giungere. Il 6 novembre 1906 l’ing. Capo della divisione, rispondeva che l’Ufficio Vll “cura” la manutenzione e l’esercizio delle latrine pubbliche. Il giorno successivo (7 novembre 1906), l’ingegnere Capo della divisione del Comune di Roma, scriveva alla Vll Divisione, comunicando che non era stata scritta alcuna lettera alla Società Anonima della Tramvia Roma Civita Castellana per le menzionate latrine di Piazza della Libertà, poiché si era provveduto. Pertanto la richiesta andava collocata agli atti (10 novembre 1906).

 

                                                         

Piazza del Popolo e la via Flaminia ai primi del 900

 

In data 3 maggio 1907 la Società Anonima della Tramvia Roma Civita Castellana indirizzava al Sindaco una missiva nella quale si ricordava, che facendo seguito alle richieste del 29 aprile e 9 maggio 1907, si tornava a pregare la v.s. ill.ma a voler disporre il rilascio delle licenze per l’abitabilità delle stazione di Tor di Quinto e dell’Ippodromo.

Nella corrispondenza si evidenziava il fatto che le ragioni che hanno ostacolato il rilascio di dette licenze vanno forse ricercate nel fatto dell’esistenza della comunicazione diretta tra cesso e la cucina della stazione di Tor di Quinto, nonché della mancanza della latrina ed acquaio nella stazione dell’Ippodromo.

Per la stazione di Tor di Quinto, proseguiva la Società Anonima della Tramvia, sarebbe stato meglio da parte del municipio di non approvare il progetto “da noi elaborato” e non rilevare più tardi il lamentato inconveniente della porticina del cesso comunicante con la cucina, quando già si era provveduto alla costruzione dello stabile.

Per la stazione all’Ippodromo di Tor di Quinto, la mancanza della latrina, evidenziava la Società Anonima della Tramvia, “è” da ricercare nella mancanza “in quel luogo” di qualsiasi conduttura d’acqua.

Non sarebbe cosa ragionevole che questa Società, proseguiva, si sobbarchi tale rilevante spesa, per la costruzione di una lunga conduttura allo scopo di dotare di acqua un piccolo stabile, in considerazione anche del fatto di averci negato il permesso di scavare apposito pozzo nero assorbente, poiché avrebbe inquinato il sottosuolo.

Questo manufatto, proseguiva la missiva, “è” di minima importanza, situato in aperta campagna “è” abitato come tanti caselli ferroviari, da un solo cantoniere, il quale, mentre nei mesi estivi abbandona completamente lo stabile, negli altri periodi, l’acqua potabile vi viene trasportata dai nostri treni, come viene effettuato per gli altri caselli posti lungo la via Flaminia, poiché sprovvisti.

Comunque, proseguiva, questa Società non è contraria ad apportare quelle possibili modifiche “assolutamente indispensabili” che risulteranno da un sopraluogo del personale tecnico di “codesto ufficio”.

Speriamo, concludeva la missiva, che la S.V. Illustrissima ci conceda senz’altro le licenze di abitabilità.

Il giorno 18 giugno 1907 veniva data disposizione per la risposta.

 

01205[1] Foto sito Formigari

 Lungotevere Michelangelo ai primi del 900

 

In data 27 luglio 1907 in un rapporto al Signor Ing. Capo della l a Divisione strade, si lamentava che la Società della Tramvia Roma Civita Castellana spesse volte abbandonava presso Ponte Milvio vagoni carichi di materiale. Tale comportamento, veniva evidenziato, potrebbe dar luogo a seri inconvenienti (Tit. 37 post b 122 f 4 anno 1907).

Successivamente il 31 luglio 1907, risulta da una missiva  dell’Ing. Capo della 1° Divisione (Bonoli) del Comune di Roma, diretta alla Società per la Tramvia Roma Civita Castellana che era stato concesso di entrare con i treni, nel prato della Farnesina. Questo permesso, veniva detto, non autorizzava la permanenza dei vagoni sul binario di sosta, poiché poteva dar luogo ad inconvenienti. Una multa fu elevata dal cantoniere; persistendo l’abuso, veniva accennato, verrà revocata la concessione per l’utilizzo dello scambio per i treni merci (materiali).

 

 

 

 

 

Fonti:

Ripartizione V. Direzione. Titolo 36. Busta 116. Fascicolo 9;

Ripartizione V. Direzione. Titolo 37. Busta 119. Fascicolo 12;

Ripartizione V. Direzione. Titolo 37. Busta 122. Fascicolo 5;

Ripartizione V. Servizio strade. Busta 65. Fascicolo 1;

Ripartizione V. Direzione. Titolo 38. Busta 135. Fascicolo 22;

 

Si ringrazia l’Archivio storico capitolino e Toponomastica, la Dott.ssa Mariarosa Senofonte e tutto il personale per la gentile collaborazione.