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129-Le officine di Catalano tra l'incudine ed il carrello

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Catalano 29.11.2001

 

La Ferrovia Roma Nord

 

Le officine di Catalano tra l’incudine e il carrello

di Gianfranco Lelmi

 

 

Chi si appresta a leggere l’articolo, trattandosi di una officina penserà subito che si parlerà degli attrezzi del mestiere che vengono adoperati per lavorare.

No, non è così, si vuole parlare di una struttura dove avvengono i miracoli.

Gli operai di Catalano affrontano quotidianamente la sfida di garantire la sicurezza di viaggio degli utenti della Roma-Viterbo.

Sergio Maestri (secondo da destra) e l’Ing. Angelo Curci (terzo da destra)

Una volta i ferrovieri erano considerati dei veri e propri militari, con una disciplina ferrea ed un forte senso del dovere, della responsabilità. Ebbene tutto questo vive ancora oggi nelle Officine di Catalano.

Quando vai a visitarle, non vedi quasi nessuno in giro, poi se guardi meglio ti accorgi che da sotto un treno, un tizio sta stringendo bulloni. Un altro con una tuta da palombaro sta effettuando una saldatura alla lamiera di un treno, poi se osservi meglio trovi altri tecnici nascosti dietro un convoglio che stanno effettuando una operazione specialistica, che richiede cura e attenzione: stanno staccando la cassa di un treno dai suoi carrelli per un controllo. Altri tecnici stanno lavorando su dei congegni elettronici che permettono al macchinista di controllare la velocità del treno. Poi cataste di pasticche, ganasce per i freni ed altro materiale pronto per essere utilizzato. Una musica proveniente da una radiolina ed i colpi di qualche martello sono gli unici suoni che riesci a percepire, poi per il resto silenzio assoluto, nessuna voce umana, niente schiamazzi. Quello che ti colpisce, ti lascia allibito è la visione di un treno Firema completamente smontato.

Via i pavimenti, via le porte, via i rivestimenti interni, via i comandi della cabina di guida ed il relativo parabrezza. Da alcune aperture fuoriescono una miriade di fili grandi, piccoli. A breve dei tecnici provvederanno ad installare i comandi che faranno marciare il treno, insomma lo ricostruiranno come se fosse nuovo.

Catalano come era fino al luglio del 1997

 

I tecnici di questa officina sono veramente di alto livello, ne avessero la possibilità saprebbero anche creare un treno dal nulla.

 Eppure sono persone semplici, schive. Se vedono una macchina fotografica o una cinepresa non amano mettersi in vista, non sono degli esibizionisti. Se parli con questa gente, ti accorgi che é alla mano, gentile. Un signore che abita nei pressi di Capodimonte, tutti giorni effettua settanta chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Ovviamente ne percorre altri settanta per tornare a casa. Eppure è una persona felice del suo lavoro. Questi tecnici, per portare avanti la loro attività, si danno sempre da fare senza sosta. C’è poi da considerare l’età, sono quasi tutti vicini alla pensione e la chiamata per i giovani che li sostituiranno è forte.

I ragazzi che si vedono apprendono dagli anziani con umiltà e impegno il loro lavoro e questo ha consentito loro, di valorizzare in maniera esponenziale il “loro” bagaglio teorico e pratico.

Mentre prosegui nella visita, ti accorgi di grosse ruote di treni che attendono di essere lavorate per il rifacimento del bordino. Al tornio, un signore con un abbigliamento pulito, manovra grosse leve, sollevando e spostando pesi incredibili, come si trattasse di muovere le ruote di un modellino di un plastico.

Il capolavoro di queste officine a metà degli anni 60 fu la modifica chiamata Sputinik apportata al materiale rotabile. Comandi multipli realizzati su materiale Tibb da Sergio Maestri ed il Capo Operaio Cimarra consentirono di trasformare le rimorchiate, in rimorchiate pilota. Cioè avevano gli stessi comandi della motrice, a fine corsa il treno poteva ripartire senza la necessità di mettere la locomotiva in testa al convoglio.

Furono abbinate la motrice 27 e la rimorchiata 79, la motrice 28 e la rimorchiata 80, la motrice 29 e la rimorchiata 81, la motrice 30 e la rimorchiata 82. Una volta modificate, le rimorchiate 79,80,81, 82 diventarono rimorchiate pilota.

Altra cosa che ti colpisce enormemente è il lavoro silenzioso che due tecnici svolgono in una stanza piena di gomma piuma e stoffa. Sono loro che riparano i sedili dei treni, sono loro che sostituiscono, cuciono la tappezzeria rovinata dai vandali. Sono loro che con santa pazienza intervengono sulle malefatte degli incoscienti che sui sedili dei treni poggiano senza ritegno le loro scarpe. Per punizione, quando scoperti, dovrebbero portarli a vedere quanto sacrificio costano le loro bravate.

In merito a queste Officine si raccontano storie incredibili. Tutti gli anni partecipavano alla costruzione di un carro che aderiva alla sfilata che si svolgeva e svolge a Civita Castellana per carnevale. Ebbene le maestranze di questa struttura vincevano sempre.

Altro aneddoto curioso, è la storia della macchinetta per fare i coriandoli. Ebbene il personale di queste officine aveva inventato e costruito un congegno per fare i coriandoli che rivendevano anche all’esterno.

Ebbene sapete cosa facevano con il ricavato, compravano i pezzi di ricambio dei treni!!!

Se parli con il Capo Officina, ti trovi davanti un signore dalle maniere estremamente gentili. Appassionato di musica, di ballo, della natura e della campagna, mentre parla con te, è costretto a rispondere al telefono con il quale organizza, da disposizioni e consigli ad una moltitudine di “postulanti” che lo interpellano senza sosta.

In una sola mattinata arriva a rispondere ad ottanta, novanta persone.

Queste officine sono veramente il fiore all’occhiello di una Società che gestisce il trasporto della Capitale e i collegamenti con i paesi della Tuscia.

 

 

26.03.2014