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164-Il problema dei bordini

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IL PROBLEMA DEI BORDINI

 

 

di Stefano Panella

 

 

 

Quanto al problema dei bordini, esso esisteva anche con le ECD, sicuramente più adeguate per lunghezza interasse, perché progettate bene espressamente per la linea in questione. Il problema di base è che esiste una asimmetria fra curve: su 102 km di percorso non si equivalgono per sviluppo e raggio fra curve destre e sinistre, col risultato che bisognerebbe ogni tanto "girare" i treni di 180 gradi un pò come si fa con le gomme delle automobili. Senonché i "triangoli di binari" per invertire il senso di marcia non esistono e nel tempo l'asimmetria delle curve non compensata causa il consumo irregolare dei bordini tant'è che per arginare il problema le ECD vennero certamente "girate" negli anni '50, mi pare di ricordare usando l'allacciamento con la defunta ferrovia Civitavecchia-Orte per il triangolo di Attigliano-Viterbo-Capranica. Il problema del consumo si riscontra comunque in una ferrovia con raggi di curvatura ridotti e non so dire se l'emergenza attuale dell'usura sia dovuta più ai risicati margini ad entrambi alle ruote destre e sinistre o allo squilibrio asimmetrico divenuto ormai non più trascurabile da un solo lato. Non mi pare tuttavia un motivo sufficiente questo per chiudere una linea, d'altra parte il problema della tratta viterbese, pur frequentata da studenti e pendolari soprattutto fra Soriano e Viterbo, è che bisognerebbe investire risorse come fatto sulla Roma - Civita C. (armamento, linea aerea) e come al solito portare l'utenza della gomma in parte verso la rotaia favorendone la comodità dei trasbordi e la velocizzazione delle percorrenze. Inoltre l'ATAC che gestisce la linea non possiede una vera cultura ferroviaria e con l'abolizione delle province si prospetta l'idea dell'area metropolitana cui la Regione dovrebbe delegare le funzioni, in particolare del trasporto. In tal caso più o meno fra Roma e S. Oreste la linea è salva, probabilmente raggiungerebbe Civita, ma oltre che interesse ci sarebbe a servire Viterbo? E' pure vero che per un capoluogo di regione ciò significherebbe una perdita, ma i gruppi di pressione viterbesi saranno così efficaci nell'azione difensiva della linea (a parte i posti di lavoro, intendo dire)?

Come sempre accade in pochi anni si passa dalle boiate la cui natura subculturale si ascrive al mercato parapolitico dei voti, come per il caso dell'ipotizzata metropolitana "aeroporto di Viterbo - P.Le Flaminio" con annesso raddoppio Civita-Roma (in quante ore di percorrenza?), alla più concreta minaccia di chiusura parziale di quel che c'è e che finora è stato salvato.

Nel 1940-1941 fu studiato dalla Breda un elettrotreno in grado di coprire i 102 km in un'ora e 45 minuti, come ho riportato nel mio recente articolo frutto di serie indagini archivistiche, sul tema dei primi dieci anni di attività dell'attuale ferrovia Roma Nord. Allora non se ne fece nulla, per correre appena qualche chilometro di più in curva si pensava di sollevare la rotaia esterna e chissà i progettisti della Breda come si saranno posti il problema dei bordini...

Per la cronaca, l'ATAC ha chiesto alla Regione di potere decidere tutte le variabili gestionali autonomamente sulle linee per Ostia, Giardinetti e Viterbo, il che si tradurrà in una probabile richiesta di chiusura della seconda per riempire forzatamente l'utenza della linea C, e forse tagliare la Roma Nord non si sa bene dove e come. Non so ipotizzare se cambierà idea o se ci riuscirà.