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Catalano ieri, oggi

img023 - Sergio Maestri

 

Chi era Sergio Maestri

 
 

 

Gianfranco Lelmi

 

Non una parola, non un segno di riconoscimento, quasi in silenzio se n’è andato un uomo che ha dato tutto se stesso per la Ferrovia.

Parlo di Sergio Maestri, “figlio d’arte”, come il padre, iniziò la sua lunga carriera in ferrovia. Abilitato alla condotta dei treni materiale, fu assunto come impiegato tecnico nell'officina di Catalano, nel suo sviluppo di carriera ha fatto il Capo Officina fino al 1995, successivamente é diventato Dirigente del Movimento della Roma - Civita Castellana - Viterbo e Capo Officina ad interim. Nel giugno 2011 hanno fatto Dirigente del Movimento Umberto Montanari e lui ha acquisito la Dirigenza di tutte le Officine Manutenzione Metro, nel 2012 é divenuto Consulente. Aveva trascorso la sua vita in ferrovia, aveva visto nascere la Roma Nord.

A Catalano tutti sanno chi era Maestri. Un uomo straordinario che con la sua abilità aveva fatto viaggiare sui binari della Ferrovia Roma Nord intere generazioni.

Quando lo conobbi, fu di una estrema gentilezza, mi svelò molti segreti della ferrovia.

Si sentiva che parlava di qualcosa di suo per il quale dava se stesso.

Molti ferrovieri lo ricordano come un uomo semplice, di una competenza tecnica straordinaria.

Qualsiasi cosa succedeva sulla ferrovia, era il primo a sapere, il primo ad intervenire. Se occorreva, chiedeva il supporto di tutti: impiegati, operai, pur di far camminare quel benedetto trenino (1). Ed il treno camminava, gli orari venivano rispettati al massimo, la puntualità era di rigore. Unica sua debolezza, raccontano alcuni che l’ hanno conosciuto, aveva un orgoglio incredibile, non amava chiedere finanziamenti o contributi statati, il treno lo faceva camminare con quei pochi mezzi che aveva. I Tibb del 1932 hanno viaggiato per circa ottanta anni senza pezzi di ricambio, è a Catalano che si compivano i miracoli. I pezzi mancanti venivano ricostruiti completamente. A volte, per l’usura, il carrello di qualche Tibb si crepava, lui interveniva direttamente. Faceva aprire la crepa, faceva saldare il carrello, lo faceva rimontare  e si assumeva la responsabilità, firmando il documento che permetteva al treno di riprendere la sua corsa.

Con la neve, questa ferrovia di montagna (anche se molti la considerano un semplice ferrovia di pianura), all’epoca di Maestri, era sempre in funzione. Un carro merci carico di pietrisco, munito di spartineve, spinto da una motrice, liberava la linea da ogni ostacolo ed i famosi Tibb camminavano sempre.

Maestri, come raccontano quando doveva rimproverarti od elogiarti, lo faceva senza remore. Davanti a terzi ti difendeva anche se avevi torto, poi in privato ti diceva tutto quello che doveva dirti.

La ferrovia con Maestri era una grande famiglia, lui conosceva perfettamente la linea, viveva per la ferrovia.

Quando è andato in pensione, ha cominciato a spegnersi come una candela. Un vecchio ferroviere racconta che con Maestri si sentiva lo spirito di corpo, si era orgogliosi di essere al servizio della gente. Maestri capiva se eri una persona seria, se “annaspavi”, facilmente ti valutava e ti considerava nel modo giusto.

Ai tempi di oggi, continua il mio interlocutore, con tutte queste fusioni societarie, c’è “menefreghismo”, non esiste la formazione ferroviaria. Molti dirigenti hanno una formazione giuridica e non capiscono niente dei problemi tecnici. L’importante è saper scaricare eventuali colpe.

Oggi la Ferrovia va avanti per merito degli anziani che hanno ricevuto una buona formazione sotto Maestri, continua il mio interlocutore, i giovani non vengono affiancati, da chi conosce il mestiere.

Tra un anno uno dei più validi addetti al tornio andrà in pensione, che ne sarà della ferrovia?

I lavori verranno affidati a ditte esterne e "di certo non faranno quello che facevamo noi". Tutto questo, racconta, porterà ad “un gioco di rientri economici” che permetterà a qualcuno di manovrare meglio le somme che verranno messe a disposizione, eppure seguita a dire il ferroviere, i treni sono sempre più pieni. Non si è capito che se si vuole far sopravvivere la ferrovia, si deve agire come ai tempi di Maestri.   

                                                        

(1) Un ferroviere racconta: "Lui non voleva che noi lo chiamassimo trenino, diceva: questa è una ferrovia e questo é un treno, ma per me chiamarlo trenino, da utente, quando viaggiavo per studio e poi per lavoro era un semplice vezzeggiativo". In merito alla figura del capo stazione, scherzando, diceva che preferiva il macchinista.

25.03.2013

 

P.S. Frequentando la Ferrovia Roma Nord, con il tempo si scoprono storie bellissime. L'autore di un gesto straordinario fu proprio Sergio Maestri che con il comportamento, ha mostrato tutta la sua bontà, sensibilità, grandezza d'animo. Per rispetto nei confronti delle persone coinvolte, al momento non può essere detto niente, passeranno sicuramente degli anni, prima che qualcuno si decida a parlare.

27.03.2015