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111-Un pendolare racconta i suoi 40 anni di treno

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Ferrovia Roma Nord - foto - Civita Castellana - Vallata del Fiume Treja

Il vecchio ponte della tramvia sul fiume Treja

 

Un pendolare racconta i suoi quaranta anni di treno

di Gianfranco Lelmi

 

Nonostante l’età,  il nostro amico ricorda tutto. All’epoca i controllori, incubo dei pendolari, erano Rizzieri (detto Rizziero) e Smargiassi. Le regole per il viaggiatore erano rigide, esisteva l’abbonamento per operai, studenti, differenziato da quello degli impiegati. Quest’ultimi  potevano scendere in qualsiasi stazione, gli operai e studenti, no. Non potevano scendere alle fermate intermedie, non potevano viaggiare nei giorni festivi. L’abbonamento o il biglietto studenti da Civita Castellana a Rignano Flaminio non era valido la domenica. I controlli era rigidi, Rzzieri non perdonava, la multa per violazioni concernente i titoli di viaggio, arrivava all’epoca, anche a trecento lire. Ai nostri tempi, nota l’interlocutore, il capo stazione, per non scomodarsi, ti invita a non acquistare il biglietto. Sulla tratta Viterbo – Roma, dopo Civita Castellana, i controllori passavano anche tre volte. Ricorda l’interlocutore quello che successe una volta a Valleranno. Un poveretto non aveva il biglietto, un certo Alvaro (controllore) fece scendere dal convoglio lo sfortunato viaggiatore perché non aveva i soldi che proseguì a piedi da Valleranno a Vignanello.

Siamo passati dal fascio allo sfascio, prosegue a raccontare il mio amico pendolare.

Ai miei tempi la ferrovia era una cosa seria, un’organizzazione precisa, con regole ferree.

I treni non erano mai in ritardo, se un convoglio si guastava, subentrava immediatamente il treno di riserva, in trenta anni non ricordo mai una soppressione. Ricordo bene Rizziero, specialmente quella volta. A Sant’Eutizio saliva un operaio di Soriano nel Cimino, la sera tornava a casa sporco, con la terra in faccia. Una mattina, questo operaio dai capelli rossi, sopraciglio bianche, con una borsetta a tracolla ove conservava il mangiare, salì alla solita fermata di Soriano ed essendo senza abbonamento, dimenticato quel giorno a casa, fu costretto a scendere alla Fornacchia. La voce dei controllori era un incubo per i passeggeri. Un’altra volta sempre a Sant’Eutizio, un poveraccio fu costretto a pagare mille lire di multa per evitare di fare chilometri a piedi. Costui prese i soldi con rabbia, trattenendoli per una manciata di secondi, il controllore gli strappò il denaro dalle mani, cioè l’equivalente di una giornata di lavoro. Molti sobbalzavano quando un voce dal tono forte ti entrava nelle orecchie dicendo: BIGLIETTO, ABBONAMENTO.  Il controllore con due strisce d’orate, aveva il fischietto e la trombetta. C’era il frenatore, che aveva anche la funzione di bigliettaio ed era presente nell’ultimo vagone. Il macchinista doveva prestare attenzione ai segnali: al fischio, che indicava che tutto era a posto, poi aspettava il segnale del  bigliettaio con la trombetta che lanciava due suoni. I controllori avevano un buon stipendio, tanto che qualche d’uno riuscì a comperarsi una palazzina intera a Civita Castellana, mentre la massa della gente era povera, costretta a subire la volontà di chi aveva il potere…….

Per i treni la procedura di partenza era rigida. Il macchinista non si affacciava al finestrino, il capotreno si trovava in testa al convoglio con il piede sul predellino del treno, mentre il il frenatore bigliettaio era dietro ed  era in simbiosi con il capotreno.

Riassumendo  c’era il fischio del capo treno, il fischio e poi la trombetta del frenatore.

Nelle stazioni di Roma, Prima Porta, Civita Castellana, Soriano nel Cimino e Viterbo, i capi stazione avevano il berretto rosso. La procedura di partenza era complessa. Il capo stazione fischiava per primo e si trovava alla metà del convoglio composto da non più di tre vagoni. Si arrivò anche a cinque vagoni con una motrice non sincronizzata, avente funzione di spinta. In questo caso i sobbalzi improvvisi erano assicurati. C’era anche la freccia della Roma Nord che andava ad andatura folle, partiva alle 18 da Roma, si fermava solo a Sant’Oreste, era composto dalla motrice ed un vagone, non incontrava coincidenze e per raggiungere Civita Castellana, impiegava un’ora e quindi minuti. Quando transitava sulle gole del Treja molti, presi dal panico, pregavano.

28.11.13