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                                                                                             La ferrovia Roma nord

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Ferrovia Roma nord racconti inediti del ferroviere

                                   di Elisabetta Lelmi

 

Quando ti siedi vicino alla cabina di guida del treno che transita sulla ferrovia Roma nord, se sei fortunato, incontri macchinisti, ferrovieri, che stanchi del loro turno di lavoro tornano a casa oppure personale che deve prendere servizio. Tra loro, c’è sempre qualcuno che vuole raccontarti qualcosa della “sua” ferrovia ove trascorre gran parte della giornata. Se non amasse veramente il suo lavoro, di certo cambierebbe mestiere; l’impegno, la responsabilità, i sacrifici, anche se vengono sottovalutati, sono tanti. Un signore dai capelli, quasi totalmente bianchi, notando la mia curiosità nell’osservare la porta aperta della cabina di guida, comincia a raccontarmi. “ Lo sa che questa linea ferroviaria è antichissima, quando fu inaugurata da Benito Mussolini, centinaia e centinaia di persone, vestite da pecorari, sostavano lungo i binari della ferrovia. Cosa strana, non avevano pecore, erano tutte persone appartenenti alla milizia che vigilavano sull’incolumità del Duce. Questo treno dell’inaugurazione, aveva una vettura adibita a salone con lampadari, specchi, poltrone, tappeti, finita la guerra, mentre entravano a Viterbo gli Americani, fu completamente saccheggiata.  Riguardo all’omicidio Matteotti, la mattina presto, un macchinista della ferrovia, poneva dei fiori freschi, sul luogo ove fu trovato il corpo dello sventurato. Fermava il treno in mezzo alla campagna, con il rischio che qualche delatore segnalasse il fatto e compiva il suo gesto pietoso. Pensi che durante la guerra la galleria di sinistra (entrando), ubicata a piazzale Flaminio, serviva da officina per i treni che transitavano sulla linea. Catalano veniva bombardata in continuazione, i macchinari come fresatrici per le ruote ed altro furono portati a Roma. I pochi treni che viaggiavano, lo facevano la notte. L’accesso alle gallerie della stazione era rivestito di sacchetti di sabbia e le stesse gallerie, servivano da ricovero in caso di bombardamento. Un locomotiva a vapore stazionava a Catalano ed alcuni ferrovieri si preparavano ad utilizzarla per sopperire ad eventuali interruzioni di corrente elettrica. Fra questi Maestri (padre) ottenne la patente per macchine a vapore. Non fu necessario perché la locomotiva venne distrutta da un bombardamento. Eppure le locomotive a vapore erano una cosa straordinaria, era il macchinista che dominava la macchina, si occupava della manutenzione, le bielle avevano un metallo antifrizione. Finita la guerra,  furono collocate tre madonnine: una alla stazione di Piazzale Flaminio, una a Catalano e l’altra a Viterbo, per lo scampato pericolo. In merito all’incidente del 1943, dove morirono oltre cento persone a Rignano Flaminio, una stele in particolare ricorda i ferrovieri che stavano su quel treno e persero la vita. In quel periodo ricordo l’ispettore Brocchi di Parma che morì in quell’incidente, subentrò così Maestri. Ogni anno noi della ferrovia facciamo dire una messa per tutti quei morti. Mi rammento che i due locomotori che si erano scontrati, giacevano a V sulla via Flaminia, i tedeschi avendo fretta di utilizzare la strada, ricorsero ai carri armati per spostare le motrici, che furono collocate rovesciate sui binari.  Il responsabile della linea subì una denuncia da parte dei vigili urbani del Comune di Roma, poiché un platano, oscurava la scritta Ferrovia Roma Nord, l’albero  fu immediatamente tagliato. Uno studio fu effettuato sul tratto Bagnaia - la Quercia per collegare la Roma nord alla linea di Montefiascone. Comunque esiste un binario interrato che collega la Roma nord alle Ferrovie dello Stato nei pressi della stazione di Porta Fiorentina. I risvolti delle tragedie spesso nessuno li conosce. In merito al mortale incidente di Pian Paradiso, una ragazza ingegnere, era seduta con le spalle alla cabina di guida. Al momento dell’impatto, ha visto entrare nel treno il braccio della gru con il corpo sanguinante e  maciullato del macchinista. Da quella esperienza non si è più ripresa. Nel frattempo il cellulare del capo treno suonava a vuoto. Un nostro collega alla vista di tanto strazio è quasi impazzito ed ha dovuto lasciare il lavoro. Ricordo ancora benissimo l’elicottero con il corpo del capotreno che non partiva, il motore girava al massimo, si cercava inutilmente di rianimare il poveretto. Il processo è ancora in corso, se il macchinista ed il capotreno verranno riconosciuti colpevoli, i familiari non prenderanno la pensione privilegiata. A novembre vi sarà una nuova udienza, comunque sembra che uno degli operai aveva duplicato per se stesso la chiave di uno scambio. Alcuni responsabili della linea viaggiavano sui treni per constatare personalmente lo stato della ferrovia, altri preferivano spostarsi in pullman. Per l’incidente della Celsa i treni coinvolti furono tre e non due come ha riportato la stampa, di cui due in maniera seria. Un treno è stato fatto partire con il rosso, poi risulta che i due treni investitori, non rispettarono la marcia a vista. Il personale coinvolto nell’incidente è stato sospeso. Per quanto concerne il controllo dei titoli di viaggio, occorre dire che il capotreno è stato autorizzato a viaggiare in cabina guida per controllare: il segnale ad ala, il segnale di prima categoria che permette il transito del treno, i rallentamenti per lavori e le curve, pertanto non può svolgere la funzione di controllore. Il personale preposto ai controlli è composto da due dipendenti della ferrovia che viaggiano in borghese e sono muniti di tesserino”.