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Non rassegnamoci

 

 di Gianfranco Lelmi

Ecco quanto riporta un sito concernente un’associazione delle vittime della strada:  ogni anno scompare un paese di cinquemila persone, trecentomila sono i feriti, ventimila i disabili gravi.

Se si entra poi nel sito ove vengono ricordate le vittime della strada, una serie infinita di foto di giovani, persone appena laureate, appena entrate nel mondo del lavoro, stroncate da un banale incidente stradale, appaiono al visitatore.

Tra le iniziative, compaiono propositi finalizzati a rendere più produttivo l’impegno delle istituzioni  a fermare la strage che ogni giorno si verifica sulle strade.

Progetti dedicati all’educazione stradale, consigli per non guidare mai stanchi, quiz e competizioni sulla sicurezza stradale, fiaccolate, messe di commemorazione.

In tutto questo insieme, appare quasi un senso di tristezza, di rassegnazione, come se l’incidente stradale è dovuto alla necessità di mobilità e pertanto è un costo che si deve pagare nell’ambito della società “moderna”

Accenno interessante: Ci auguriamo altresì che Stato e  Imprese offrano a chi è stanco un sistema di trasporto pubblico efficiente perché sappiamo tutti che non è facile avere riposato sempre, per cui ci appare colpevole e crudele l'attuale primitiva, mastodontica, carissima, e comunque mortale attuale offerta di trasporto pubblico”.

Ebbene sul sito: www.ferrovieabbandonate.it risulta che tremilacento chilometri delle Ferrovie dello Stato non sono più in esercizio, tremiliacinquecentocinquanta chilometri delle linee in concessione sono state smantellate. Altri centinaia di chilometri riguardano le ferrovie incompiute, cioè quelle ferrovie realizzate interamente o quasi (come spiega il menzionato sito), mai entrate in servizio.

Altri centinaia di chilometri  riguardano tratti di ferrovia abbandonati in seguito a varianti di tracciato.

Ad ogni finanziaria, con la scusa che la ferrovia non viene più utilizzata, vengono smantellate vie di collegamento importantissime.  Non si controllano i titoli di viaggio, la gente viaggia gratis per diverso tempo, viene diffuso il concetto che la linea è in passivo, si cominciano a diradare le corse, molti treni vengono soppressi o sottoposti alla concorrenza spietata del trasporto su gomma, poi si passa alla fase finale con la soppressione della linea.

Pochi comprendono il fine perverso di tutta questa manovra. Fare in modo che si sviluppi sempre di più il trasporto su gomma, poiché l’accisa sul carburante, le autostrade, il costo delle assicurazioni, il costo degli incidenti, fanno guadagnare un mondo senza scrupoli che non considera il valore della vita umana.

A proposito della ferrovia, il sito: “Ferrovia Valle Metauro”, menziona dei concetti importantissimi.

“La ferrovia svolge innanzi tutto una funzione sociale, collegando e non dividendo le città, trasportando persone e merci”.

Eppure si continua a sopprimere collegamenti importanti e di grande valore. La ferrovia Sulmona – Carpinone è stata quasi smantellata. La ferrovia concessa, ex Roma Nord, rischia “grosso” nella tratta Civita Castellana – Viterbo. Ecco quanto veniva comunicato poco tempo fa: “ A causa di un inconveniente tecnico, la circolazione dei treni sulla ferrovia Roma – Civita Castellana – Viterbo è interrotto tra Soriano e Viterbo. Bus navetta sostitutivi”. Altro avviso recente: ”Avviso al Pubblico, novembre 2011 – Nei giorni Feriali i treni per Viterbo delle ore 7,06 e da Viterbo delle ore 14,16 NON SI EFFETTUANO. I treni per Viterbo delle ore 11,48 e da Viterbo delle ore 15,00 sono SOSTITUITI CON BUS.  Le conclusioni di un esperto sono state: “I due spezzoni Viterbo – Civita Castellana e Civita Castellana - Roma dovrebbero essere potenziati, basterebbe eliminare i buchi di tre ore tra un treno e l’altro. E’ vero che l’utenza non è molta nella tratta Civita Castellana – Viterbo, ma spesso l’offerta provoca la domanda. La FR 3 quando è stata raddoppiata tra Roma San Pietro e Cesano, è praticamente piena a tutte le ore”.

Benché il treno ha un impatto ambientale ridotto, contribuisce a ridurre l’inquinamento, i consumi, con costi di gestione sono decisamente inferiori al trasporto su gomma, eppure si continua a smantellare linee ferroviarie.

E’ inutile dire che in regioni d’Italia, come il Trentino Alto Adige, si stanno ripristinando e sviluppando vecchie ferrovie. Singolare è la Val Venosta che con un bacino di utenza di 40.000 persone, istituendo corse cadenzate, ora è in attivo.

Nel Lazio, esattamente nel viterbese, benché esistano i binari, esista un bacino di utenza di 170.000 persone, ancora non riesce a decollare un progetto fantastico: la Circumcimina.

E’ grazie a quattro persone piene di iniziativa: Chiricozzi, La Malfa, Pillon e Traini, che da tempo le autorità vengono sollecitate per lo sviluppo della rete ferroviaria nella Tuscia.

Quasi ogni giorno viene richiesto il ripristino della ferrovia Civitavecchia – Orte, il collegamento ferroviario intorno ai Cimini, lo sviluppo della Ferrovia Roma Nord e della Roma – Capranica – Viterbo. Ma i loro solleciti, benché vengano ampiamente apprezzati, ancora non hanno prodotto alcun risultato.

Nonostante in  alcuni siti web viene sollecitato l’utilizzo del treno, poiché può funzionare ogni giorno dell’anno con presenza di ghiaccio, neve e pioggia, ben poco viene fatto in questa direzione.

Finalmente a Roma, dopo circa cinquanta anni, il 21 luglio 2011,  è stato fatto un nuovo passo verso la chiusura dell’anello ferroviario. Gli artigiani di Tor di Quinto, hanno accettato di essere “rilocalizzati” in altra zona, verso Prima Porta in località Camposampietro, è sta firmato il cosi detto Atto d’Obbligo.

Ebbene se lo Stato non si muove, sono i cittadini che lo fanno. L’associazione Ferrovia Valle del Metauro nata i primi anni del 2000, ha per obiettivo la rivitalizzazione della tratta ferroviaria Fano – Urbino chiusa nel 1987.

Praticamente mira al recupero del territorio attraversato dalla ferrovia attraverso il mantenimento e la riqualificazione delle strutture esistenti. Interventi dell’associazione prevedono il taglio della vegetazione infestante  che ha coperto la sede ferroviaria. Ben 17 chilometri di linea sono stati ripuliti a mano dalla vegetazione infestante dai membri di questa associazione. Attualmente, motocarrelli storici posseduti dall’associazione vengono utilizzati nei tratti accessibili della linea.

Il progetto finale è il recupero della linea grazie anche al contributo dell’ing. Mauro Santinelli (ex appartenente al Reggimento del Genio Ferrovieri di Bologna) ed al suo studio di fattibilità.

 

 

 

 

 18.11.2011

 

 

Fonti:

Associazione Italiana Familiari e Vittime della strada

Ferrovie abbandonate

Ferrovia Valle Metauro

Agenzia mobilita