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Ferrovia Roma Nord

 Cosa succedeva negli anni 60

 di Gianfranco Lelmi

  

Grazie all’Unità di domenica 17 novembre del 1963, possiamo avere un’idea precisa di cosa succedeva in quel periodo sulla Ferrovia Roma Nord.

Pesanti erano le accuse mosse al gestore della ferrovia che allora era la SRFN (Società Romana per le ferrovie del Nord): sperpero di denaro, finanziamenti finiti nel nulla, la linea ove viaggiare costituiva per i pendolari un vero pericolo.

Ma vediamo nel dettaglio quello che ci raccontano le cronache di allora.

Intorno al 10 novembre del 1963, come riporta l’Unità dell’epoca, un treno carico di viaggiatori deragliava in galleria, poco prima di arrivare alla stazione di Piazzale Flaminio. Quattrocento metri prima del capolinea, uno scambio non funzionava a dovere e le traversine marce si aprivano, per puro miracolo l’incidente non assunse le caratteristiche della tragedia. Il tutto si risolse senza feriti.Le stesse traversine marce, come riporta l’articolo dell’Unità, poche ore dopo l’incidente, sparirono  dalla galleria e furono portate al deposito dell’ Acqua Acetosa e furono fotografate. La Società nella sua cotro-replica, continuava a sostenere che le traversine in galleria erano in ottimo stato.

La stazione di Montebello, che era la prima fermata extraurbana della Ferrovia Roma Nord, veniva  fatta utilizzare ai viaggiatori una volta l’anno. Il 1° novembre, un treno, alle dieci si fermava due ore per permettere ai utenti della ferrovia di raggiungere il cimitero di Prima Porta. Quando fu costituita questa fermata, fu costruito un casotto munito di luce, telefono, due panchine, poi, come racconta l’editorialista, “tutto è andato alla malora”, le erbacce hanno invaso i marciapiedi, i sedili sono andati distrutti ed “un rudere è rimasto sul posto”.  L’articolo prosegue, “la SRFN prima fa i lavori, poi manda tutto in malora”; sembra voler dire: ecco come butta i soldi.

Quattro milioni l’anno erano i viaggiatori di questa ferrovia che rischiavano la pelle ogni giorno, riporta l’articolo dell’epoca.

Una ferrovia con binari che poggiano su traversine marce”, questo è l’argomento principale dell’articolo. Tutta la ferrovia aveva problemi di traversine: al Flaminio, a Prima Porta, a La Selva, a Soriano nel Cimino, centinaia di milioni di finanziamento da parte dello Stato senza che fossero  eseguiti quei lavori indispensabili per la sopravvivenza della ferrovia.

Le carrozze, come denuncia l’articolista, risalivano al 1890, furono acquistate dal veneto ed  ancora camminavano, mentre i restanti convogli risalivano al 1932 e non avevano subito lavori di ammodernamento.

Le sottostazioni che fornivano corrente alla linea,  non erano protette dalle scariche elettriche, pertanto si verificavano frequenti interruzioni di corrente con conseguente blocco dei treni.

Benché la società che gestiva la linea, era stata finanziata con quasi due miliardi di lire in poco tempo,  gli sprechi non si contavano.

Nel 1960, a Prima Porta furono iniziati i lavori per far arrivare la ferrovia Roma Nord all’entrata posteriore del cimitero sulla via Tiberina. Fu costruito un terrapieno, vennero posti i binari su relativa massicciata, segnali e relativi pali per l’alimentazione della rete elettrica. Il tutto durò pochi mesi, poi fu smantellata l’intera opera ed il materiale fu utilizzato per sostituire quello usurato lungo la linea per Viterbo.  

All’epoca come oggi il problema principale era l’approvvigionamento di materiale rotabile per il servizio urbano ed extra urbano.

Nel 1957 entrò in servizio la stazione di Piazza Euclide, ebbene sei anni dopo i viaggiatori che utilizzavano la stazione potevano constatare: lampade al neon fulminate, muri pieni di muffa, fortissimo odore di fogna, liquame che scendeva sui binari.

All’ Acqua Acetosa ove esisteva ed esiste il deposito della ferrovia si potevano vedere i vecchi treni Tibb del 1932 con parcheggiati vicino nuovi autobus sempre di proprietà della stessa società.

In pratica la stessa rete degli autoservizi della Società Roma Nord faceva concorrenza alla ferrovia. Gli abbonamenti ai treni non venivano più emessi, si potevano effettuare solo quelli alle corriere.

I viaggiatori diminuivano, il passivo della ferrovia aumentava e per far camminare il treno si ricorreva al contributo statale.

Storie incredibili vengono raccontate nell’articolo. Tra Vallerano e Viterbo ove erano in corso lavori, veniva constata la presenza di un solo elettricista che cambiava dei cavi marci nella galleria tra Vallerano e Vignanello.

Le traversine sostituite, poste lungo la linea erano in condizioni pietose. Al chilometro 83,700, tratto in curva, erano in corso dei lavori rimasti interrotti, le traverse della ferrovia poggiavano direttamente sulla terra, sul nulla, mancava la massicciata di breccia, quando passava il treno, rotaie e traverse si abbassavano di cinque o sei centimetri. Nessun segnale di rallentamento evidenziava il pericolo.

Un bandone di una scatola di conserva alimentari ricopriva gli isolanti della linea aerea e quelli della linea telefonica.

A Soriano nel Cimino, continua l’articolo, “benché la stazione disti due chilometri dal paese, non esiste servizio di collegamento”.

 La SRFN di fronte a tutta questa serie di accuse pesantissime, rispondeva: “non è vero… non è vero…., non è vero….”

 

 15.03.2013

 

 Fonti:

 L’Unità                       domenica 17 novembre 1963

Comitato Pendolari Ferrovia Roma Nord