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DSC02570    DSC02571 (1)

Bus Montebello-Viterbo

di Steano Panella

Piazzale della stazione di Montebello, sabato 26 settembre ore 16.59. Si materializza all’improvviso con qualche minuto di anticipo il bus navetta dell’ATAC proveniente da Viterbo, da cui scendono 5 utenti. E’ la vettura n° 8173 che riparte immediatamente ma fuori servizio, frattanto a Montebello giunge un treno urbano proveniente da piazzale Flaminio,  in breve sono una quindicina gli utenti che attendono - io suppongo - il bus per Viterbo delle 17.35. Al contrario questi salgono tutti sulla corsa COTRAL delle 17.15 diretta a Magliano. Cinque minuti dopo giunge un bus ATAC sul cui display compare un’inquietante indicazione: “558-Torre Maura”. Che mai farebbe da queste parti? L’autista è incerto su dove dirigersi, in quale piattaforma fare stazionare l’autobus, inserisce e subito disinserisce la marcia indietro. Ho capito, non è esperto del percorso che è stato appena istituito: è il nostro autobus che il tempo di fermarsi muterà magicamente il tipo di servizio da suburbano a interurbano. Prevedo e constato l’ovvio, sono le 17.20, sulla vettura 8183, analoga all’altra giunta da Viterbo venti minuti prima, salgono una decina di persone. Il mezzo è un Mercedes Citaro di tipo suburbano che offre, lo si legge sull’apposita targhetta esposta, 36 posti a sedere, altri 54 in piedi e uno per disabili. Non staremo qui a snocciolare le differenze stabilite ex lege o riscontrabili nell’uso finanche nella decenza fra un bus suburbano e uno interurbano, il più utile confronto, l’utente, potrà trarlo semplicemente osservano gli analoghi servizi svolti per esempio dal CO TRAL lungo la via Flaminia: quanti sedili che tipo di sedili, se esistono vani bagagli, cinture di sicurezza, ecc.  Tuttavia speriamo di suscitare con piglio divertente almeno qualche spunto di riflessione, in vero per una materia affatto divertente.

De visu, i nostri nonni avrebbero così commentato :

 

 

Sull’autobusse Montebello-Viterbo

(dialoghetti ripresi ar capolinea)

 

Tu pensa a quele curve de Civita

‘ndo’ l’autobusse(1)  sale come un mulo

e mentre va te smove pure er culo,

co’ ‘sti sedili lisci(2)… sai che vita.

 

Ma si quarcuno monta cor  bagajio

me l’aricconti indove se lo mette?

L’azienna je dirà che pe’ no sbajio,

se n’ ha da ‘nna’ su la Flaminia a fette?!

 

Defatti ce sta er caso, e l’hai da crede,

che ‘na frenata a ottanta(3)  e quer bagajio

scortica quelli a sede eppure in piede.

 

E sarvognuno, ecco la conclusione:

che l’Atacche fa’ la su’ convenienza

e er pendolare passa da  cojione.

                                    Stefano Panella

 

(1)     Mercedes Citaro Suburbano

(2)     Imbottiture? tessuti antiscivolo?

(3)     Velocità autorizzata in certe tratte.

 

Sani dubbi sui bus Montebello-Viterbo

 

di Stefano Panella

 

 

Il servizio di bus avviato dall'ATAC nei giorni scorsi sulla tratta Montebello-Viterbo avrebbe un carattere “integrativo” e non “sostitutivo” dei treni, da quanto apprendiamo dalla stessa azienda, ente gestore della ferrovia ex Roma-Nord. Dunque con l'incremento del servizio si presume che ora si sottoscriverà un nuovo atto aggiuntivo al contratto di servizio in corso, affinché la Regione Lazio corrisponda le relative risorse. Tale atto dovrebbe comunque essere perfezionato anche se per pura coincidenza la somma delle variazioni programmate del servizio non dessero luogo, nel loro insieme, a variazioni dell'importo economico previsto nel vigente contratto. Inoltre sempre sul piano teorico, poiché l'ATAC ha sottoscritto un altro contratto di servizio con il Comune di Roma e ora sottrae alcuni mezzi da quell'utilizzo proprio per porli in servizio interurbano, appare chiaro che al riguardo debba avere ottenuto a priori il parere positivo dell'Assessore alla Mobilità Esposito.  Più in generale va ribadito che la piena e ricognitiva trasparenza deve essere sempre fatta su decisioni di tale tipo, i cui effetti riguardano gli utenti del servizio pubblico.

E veniamo a parlare dei bus che ricalcano in parte e in certe ore le medesime tratte esercitate dai bus COTRAL. E però nel confronto qualitativo questi ultimi appaiono superiori per qualità del confort, numero di posti a sedere, qualità delle sospensioni, imbottitura dei sedili, loro conformazione e qualità dei rivestimenti atti a trattenere le “deretanee” rotazioni che interessano qualsivoglia passeggero seduto, al momento in cui i bus viaggiano a velocità sostenuta per le ampie curve della Flaminia o percorrono a bassa velocità gli stretti tornanti di Civita Castellana. Chi crede, sindaci compresi dei comuni interessati al servizio, può provare l'uno e l'altro e intuire le differenze o chiedersi, come abbiamo fatto noi, se  questi  mezzi ATAC - invero abbiamo visto di tipologia diversa - siano stati tutti rubricati all'atto della loro omologazione del Superiore Ministero dei Trasporti per l'uso extraurbano che dovrebbe prevedere – sono argomentazioni di buon senso – cinture di sicurezza per taluni posti meno protetti, superfici dei sedili idonee al trattenimento e un'infinità di altre condizioni anche approfondibili nella rete internet. Naturalmente è possibile che nei prossimi giorni si verifichino cambiamenti nella tipologia dei mezzi utilizzati, che eventualmente possano essere sostituiti con altri migliori di qualità, ma è bene che l'interesse legittimo degli utenti sia tutelato anche dai loro amministratori cittadini le cui  facoltà potestative consentono di potere accertare quanto da noi appena osservato per dovere di cronaca.

E veniamo al servizio. Chi acquista un biglietto cartaceo per il treno - BIRG compreso – dovrebbe obliterarlo in stazione e poi salire sul bus perché a bordo dei bus non troverebbe idonea vidimatrice. In treno la controlleria è non dico praticata ma almeno praticabile dal capotreno, sul bus chi vi è preposto? In caso di evasione o comunque di mancata obliterazione (è una realtà del trasporto extraurbano e pro-capite vale molto di più di quella urbana romana)  tali ammanchi entrerebbero prepotentemente nei bilanci dell'ATAC, sarebbero poi ascritti ai cittadini romani? E la Corte dei Conti avrebbe da ridire qualcosa in proposito?

Più concretamente esistono cartelli che indichino l'obbligo di vidimazione in stazione e pure  l'ipotesi di installazione a bordo di apposite vidimatrici per i titoli cartacei oltre che l'istituzione di addetti al controllo?

Semmai qualcuno saprà rispondere a tali interrogativi ce lo faccia sapere. Intanto diciamo che non è di per sé una tragedia che le corse ferroviarie siano “spezzate”  a Catalano poiché sono pochissimi gli utenti che tagliano la valle del Treja per raggiungere l'altopiano civitonico e le falde cimne, vanno in pratica da Sant'Oreste a Fabrica di Roma o a Vignanello e V/V  e ancora meno sono quelli che nei giorni feriali raggiungono Viterbo da Roma o viceversa. Ma naturalmente un conto è programmare un trasbordo con due minuti di attesa, altro è con 12 o 22 minuti – e basta consultare l'orario per rendersene conto - e in condizioni da scoraggiare l'uso del treno (all'aperto senza pensilina). Quanto ai motivi sembrerebbe prevalente il carattere economico, ma anche l'eccessiva usura dei treni e dei binari per i quali servirebbero ingenti risorse non disponibili. In questo stallo ciò che preoccupa è il futuro della ferrovia perché in assenza di un intervento serio della Regione Lazio comprenderemo il carattere subiettivo di questa odierna variazione del servizio: abituare gli utenti all'uso del bus per poi tagliare tutti i treni. E dunque c'è una bella differenza tra questioni tecnico-economiche e politiche. E siccome gli utenti della ferrovia sono anche cittadini-elettori racconteremo loro come la ferrovia avrebbe potuto avere un rilancio già vent'anni fa. Al contrario si è investito molto e giustamente negli adeguamenti infrastrutturali da Roma a Civita Castellana,  malamente nel materiale rotabile e nei servizi accessori (parcheggi di scambio, ecc) infine si è continuato a non valorizzare nemmeno gli interventi eseguiti in tal senso. E ora si chiude impunemente? Ne parleremo ancora.